Il Governo si prepara a varare nuove misure per contrastare il caro carburanti, ma la proposta attualmente in discussione rischia di lasciare fuori una parte significativa dei lavoratori italiani. Il piano prevede l’introduzione di un bonus benzina fino a 3.000 euro, destinato principalmente ai dipendenti del settore privato attraverso il sistema dei fringe benefit aziendali. Tuttavia, milioni di lavoratori pubblici, tra cui insegnanti, personale ATA e altri dipendenti della Pubblica Amministrazione, potrebbero non beneficiare di questo sostegno.
L’obiettivo dell’esecutivo è chiaro: concentrare gli aiuti su chi utilizza quotidianamente l’auto per lavoro, riducendo così l’impatto dell’aumento dei prezzi di benzina e gasolio sui bilanci familiari. Tuttavia, il meccanismo scelto – basato sull’intermediazione delle aziende private – esclude di fatto i dipendenti statali, che non possono accedere a tali strumenti di welfare.
Particolarmente critica appare la situazione nel settore scolastico, dove molti docenti affrontano spese elevate per recarsi nelle sedi di lavoro, spesso lontane. La Carta del Docente, pur essendo già disponibile per alcune spese, non include al momento il rimborso carburante.
Le decisioni definitive sono attese entro fine giugno. Resta da vedere se il Governo riuscirà a includere anche i lavoratori pubblici tra i beneficiari del sostegno.
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