Quante volte ci siamo trovati alla cassa di un supermercato con una pila di buoni pasto in mano, solo per scoprire che non possiamo usarli tutti? La questione, apparentemente semplice, nasconde in realtà un intricato intreccio di normative e regolamenti interni ai punti vendita. Cerchiamo di fare luce su un tema che interessa milioni di lavoratori.
La normativa: il limite degli 8 buoni
Partiamo da ciò che dice la legge. Secondo il Decreto Ministeriale del 7 giugno 2017 n. 122, il limite massimo di buoni pasto utilizzabili in una singola transazione è di otto. Questo vincolo è stato confermato dal più recente D.Lgs. 36/2023. È importante sottolineare che si tratta di un limite per operazione, non giornaliero: nulla vieta, quindi, di effettuare più acquisti separati nello stesso giorno e pagare ciascuno con un massimo di otto buoni.
Questa regola è valida sia per i dipendenti pubblici sia per quelli privati, senza distinzioni. Tuttavia, l’aumento del valore nominale dei buoni pasto a 10 euro, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, ha migliorato il potere d’acquisto dei lavoratori, sebbene non modifichi il tetto massimo per transazione.
La realtà nei supermercati
Se la normativa è chiara, la sua applicazione pratica lo è meno. Ogni supermercato può decidere come gestire i buoni pasto all’interno del limite legale. Alcuni accettano fino a otto ticket per transazione, altri riducono ulteriormente il numero o impongono restrizioni sugli importi o sui prodotti acquistabili. Ad esempio, molte catene consentono l’uso dei buoni solo per beni alimentari, escludendo prodotti come alcolici o carte regalo.
Un caso emblematico è quello della Coop e dell’Esselunga, dove si applicano regole simili: massimo otto buoni pasto per spesa, utilizzabili solo per alimenti e intestati alla stessa persona. Altri supermercati, invece, rifiutano del tutto i buoni pasto, sia in formato cartaceo che elettronico.
Il consumatore tra regole e disinformazione
Questo panorama frammentato genera confusione e frustrazione tra i consumatori. Non è raro trovarsi a dover pagare parte della spesa con altri metodi perché i buoni non vengono accettati come previsto. La soluzione? Informarsi preventivamente sulle regole del punto vendita. Molti siti web delle principali catene offrono informazioni dettagliate sulle condizioni di utilizzo dei buoni pasto.
Una semplificazione necessaria
Nonostante l’esistenza di un limite legale chiaro, la libertà lasciata ai singoli esercizi commerciali crea un sistema disomogeneo e poco trasparente. Una regolamentazione più uniforme potrebbe semplificare la vita ai consumatori e garantire maggiore chiarezza nell’utilizzo di uno strumento fondamentale per molti lavoratori.
Nel frattempo, conoscere le regole e prepararsi in anticipo rimane l’unica strategia efficace per evitare sorprese alla cassa.
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