Da luglio 2026 alcune pensioni non pagano più l’IRPEF: cosa è cambiato e perché [AGGIORNATO 16 giugno 2026]

Se sei una vittima del dovere, un soggetto equiparato o il familiare superstite di uno di questi, la tua pensione potrebbe essere completamente esente dall’IRPEF a partire dal 2026 — incluse le addizionali regionali e comunali. Non è un bonus, non è una riduzione: è l’eliminazione totale dell’imposta sul reddito sull’intero assegno pensionistico.

Con il messaggio n. 1943 del 10 giugno 2026, l’INPS ha definito le modalità operative per accedere al beneficio fiscale, dando attuazione alle indicazioni già contenute nella Circolare n. 51 del 30 aprile 2026. La principale novità riguarda l’estensione dell’esenzione fiscale a tutti i trattamenti pensionistici percepiti dalle vittime del dovere e dai soggetti equiparati.

Pensioni, stop all’IRPEF per vittime del dovere e soggetti equiparati: chi sono, quanto risparmiano e come fare domanda — guida completa INPS

La misura non è nuova dal punto di vista del diritto — la legge che la prevede risale al 2016 — ma fino ad aprile 2026 veniva applicata in modo restrittivo e spesso contestato in giudizio. Con la Circolare n. 51/2026, l’INPS ha recepito un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e ha ampliato in modo significativo la portata del beneficio fiscale, superando definitivamente il criterio precedente basato sul nesso causale tra la pensione e l’evento che aveva generato lo status.

Tradotto in parole semplici: fino al 2025, l’INPS applicava l’esenzione IRPEF solo sulla pensione direttamente derivante dall’evento lesivo (la pensione privilegiata). Dal 2026, l’esenzione si estende a tutte le pensioni percepite — anche quelle ordinarie da contribuzione.

Chi ha diritto all’esenzione: l’elenco completo delle categorie

Questo è il punto su cui la maggior parte degli articoli è vaga. L’esenzione spetta a tre macro-categorie, ciascuna con una definizione legale precisa.

Categoria 1 — Vittime del dovere (art. 1 comma 563, Legge 266/2005)

Sono vittime del dovere i dipendenti pubblici — di qualsiasi amministrazione — deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi in una di queste situazioni:

Situazione Esempi concreti
Contrasto ad ogni tipo di criminalità Forze dell’ordine, carabinieri, finanzieri in operazioni antimafia o anticrimine
Svolgimento di servizi di ordine pubblico Poliziotti in manifestazioni, scorte, presidii
Vigilanza ad infrastrutture civili e militari Militari, guardie giurate in servizio pubblico
Operazioni di soccorso Vigili del fuoco, protezione civile, operatori 118
Tutela della pubblica incolumità Qualsiasi dipendente pubblico in attività a rischio certificato
Impiego internazionale Militari e civili in missioni ONU, NATO, UE

Categoria 2 — Soggetti equiparati (art. 1 comma 564, Legge 266/2005)

Sono equiparati alle vittime del dovere coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.

In questa categoria rientrano, tra gli altri: dipendenti pubblici esposti ad amianto con malattia professionale riconosciuta, insegnanti con invalidità riconosciuta da causa di servizio in contesti specifici, sanitari con patologie contratte in servizio, operatori di protezione civile.

Categoria 3 — Familiari superstiti

I coniugi e i figli delle vittime del dovere e dei soggetti equiparati che percepiscono una pensione di reversibilità o indiretta. I figli superstiti perdono permanentemente il diritto al beneficio fiscale qualora maturino un trattamento pensionistico diretto e autonomo.

La novità più importante: l’esenzione vale su TUTTE le pensioni, non solo su quella privilegiata

Questo è il punto che cambia tutto rispetto al passato — e che vale la pena spiegare con chiarezza.

Immagina un carabiniere che in servizio ha subito un’invalidità permanente. Prima del 2026 aveva due pensioni: la pensione privilegiata (derivante dall’invalidità, esente IRPEF) e la pensione ordinaria da contribuzione (soggetta a IRPEF normale). L’INPS applicava l’esenzione solo alla prima.

A partire dall’anno d’imposta 2026, l’esenzione dall’IRPEF e dalle addizionali regionali e comunali si applica a tutti i trattamenti pensionistici di prima liquidazione, a tutti i trattamenti già liquidati dall’INPS, ai trattamenti liquidati con gli istituti del cumulo, ai trattamenti liquidati con il computo in Gestione Separata dei periodi assicurativi, ai trattamenti erogati da gestioni private. Chi percepisce più pensioni — ad esempio una pensione privilegiata da invalidità per servizio e una pensione ordinaria da contribuzione — non paga l’IRPEF su nessuna delle due.

Quanto si risparmia davvero: la tabella per fascia di pensione

Questa è la tabella che nessun competitor ha ancora costruito: l’impatto netto mensile e annuale dell’esenzione IRPEF totale, calcolato per fascia di pensione lorda. Il risparmio è l’equivalente dell’IRPEF e delle addizionali che non vengono più trattenute.

Pensione lorda mensile IRPEF + add. rimosse (stima) Risparmio netto mensile Risparmio netto annuo
800 € ~80–90 € +80–90 €/mese +960–1.080 €/anno
1.000 € ~110–125 € +110–125 €/mese +1.320–1.500 €/anno
1.200 € ~145–165 € +145–165 €/mese +1.740–1.980 €/anno
1.500 € ~195–225 € +195–225 €/mese +2.340–2.700 €/anno
1.800 € ~255–290 € +255–290 €/mese +3.060–3.480 €/anno
2.000 € ~295–335 € +295–335 €/mese +3.540–4.020 €/anno
2.500 € ~390–440 € +390–440 €/mese +4.680–5.280 €/anno

Stime basate su aliquote IRPEF ordinarie (23-35%) con detrazioni da pensione standard e addizionali regionali medie (1,5%) + comunali medie (0,5%). Il risparmio reale dipende dalla situazione fiscale individuale.

L’impatto è straordinario: per una pensione da 1.500 euro lordi, l’esenzione totale IRPEF vale tra 2.300 e 2.700 euro netti in più all’anno — senza fare nulla di diverso, solo presentando la domanda all’INPS.

Come fare domanda: la guida passo-passo su INPS.it

Nessun automatismo: per ottenere lo sblocco della defiscalizzazione è indispensabile presentare una domanda specifica di ricostituzione sul portale telematico dell’INPS.

Ecco i passaggi esatti:

Passo 1 — Accedi a INPS.it con SPID, CIE o CNS Vai su inps.it → clicca su “Accedi ai servizi” → scegli SPID (il metodo più rapido). Se non hai SPID, puoi accedere con CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).

Passo 2 — Cerca il servizio “Domanda di pensione / ricostituzione documentale” Nella barra di ricerca del portale INPS scrivi “ricostituzione pensione” oppure naviga in Pensione e Previdenza → Pensioni → Variazione e aggiornamento pensione → Ricostituzione documentale.

Passo 3 — Compila la domanda indicando lo status Nella domanda il richiedente deve attestare di essere stato riconosciuto vittima del dovere o soggetto equiparato, indicando gli estremi del provvedimento che certifica tale status. Avrai bisogno di:

  • Il decreto o provvedimento del Ministero dell’Interno, della Difesa o dell’amministrazione competente che riconosce lo status
  • Il codice fiscale
  • I dati della pensione in corso di erogazione

Passo 4 — Invia la domanda e conserva la ricevuta Dopo l’invio riceverai una ricevuta con numero di protocollo. Conservala: è la prova della data di presentazione, che determina da quando decorre l’esenzione.

Passo 5 — Attendi l’aggiornamento del cedolino L’INPS ha comunicato che l’esenzione verrà applicata dal primo rateo di pensione utile in pagamento. Considerando che la circolare è stata emanata a fine aprile 2026, è probabile che l’aggiornamento automatico sui cedolini inizi tra i mesi di giugno e luglio 2026.

Le tasse già pagate nel 2026 si recuperano: come funziona il rimborso automatico

Chi ha già pagato l’IRPEF nei mesi da gennaio ad aprile 2026 — prima che l’INPS applicasse la nuova disciplina — non perde quei soldi.

Le tasse già pagate nei mesi precedenti del 2026 non andranno perse. L’INPS effettuerà il rimborso automatico delle trattenute già operate in sede di conguaglio fiscale. Per i trattamenti già in essere, l’Istituto agisce come sostituto d’imposta e procede d’ufficio.

Non devi fare nulla di aggiuntivo: l’INPS calcola autonomamente le ritenute già operate e le restituisce sul cedolino successivo all’aggiornamento della posizione.

Gli anni precedenti al 2026: come recuperare le tasse pagate dal 2023 al 2025

Per chi aveva già diritto all’esenzione ma non l’ha mai ottenuta — perché l’INPS la negava applicando il vecchio criterio restrittivo — esiste la possibilità di recuperare l’IRPEF pagata negli anni passati.

Per gli anni d’imposta precedenti al 2026 la procedura è diversa. Chi ha subito ritenute IRPEF su pensioni che avrebbero dovuto essere esenti deve presentare istanza di rimborso direttamente all’Agenzia delle Entrate, utilizzando le procedure ordinarie previste per i crediti d’imposta. L’INPS non gestisce direttamente i rimborsi degli anni precedenti.

Il rimborso si richiede tramite modello cartaceo o telematico all’Agenzia delle Entrate entro 10 anni dal versamento (termine ordinario di prescrizione). Per il 2020, ad esempio, il termine scade nel 2030.

Attenzione ai contenziosi pendenti: la circolare INPS affronta anche il tema dei contenziosi pendenti e precisa che le sedi territoriali potranno definire in autotutela i ricorsi amministrativi ancora aperti, quando risultino soddisfatti i requisiti previsti dalle nuove disposizioni. In questi casi il ricorso accolto sarà considerato equivalente a una domanda di ricostituzione per il 2026 e consentirà l’applicazione dell’esenzione fiscale.

Cosa succede se la pensione passa in reversibilità

Qualora la pensione si trasformi in trattamento di reversibilità, l’agevolazione fiscale continua ad applicarsi a tutti i trattamenti pensionistici. L’esenzione non decade con la morte del titolare: il coniuge superstite che percepisce la pensione di reversibilità continua a non pagare l’IRPEF, purché mantenga lo status derivante dal proprio congiunto.

Riepilogo: tutto quello che devi fare adesso — checklist

Verifica se rientri in una delle tre categorie (vittima del dovere, soggetto equiparato, familiare superstite) — controlla se hai un provvedimento ministeriale che certifica lo status

Accedi a INPS.it con SPID e presenta la domanda di ricostituzione documentale

Indica gli estremi del provvedimento che certifica il tuo status nella domanda

Conserva la ricevuta di presentazione con numero di protocollo

Controlla il cedolino da luglio 2026 — l’IRPEF non dovrebbe più comparire tra le trattenute

Verifica gli anni precedenti — se hai pagato IRPEF dal 2020 al 2025 sulla pensione che ora risulta esente, valuta la presentazione di istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate

Se hai un contenzioso aperto con l’INPS su questo tema, contatta la sede INPS territoriale — il ricorso può essere risolto in autotutela senza attendere il giudizio


Fonti: INPS — Circolare n. 51 del 30 aprile 2026; INPS — Messaggio n. 1943 del 10 giugno 2026; Legge 23 dicembre 2005 n. 266, art. 1 commi 562-565; Legge 11 dicembre 2016 n. 232, art. 1 comma 211; DPR 243/2006; Agenzia delle Entrate — procedure rimborso crediti IRPEF.


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