Nel cedolino NoiPA le ritenute previdenziali sono i contributi che il dipendente paga per la propria pensione, per la liquidazione e per il fondo che finanzia prestiti e borse di studio. Per chi è iscritto alla gestione dipendenti pubblici dell’INPS, l’ex INPDAP, sono tre voci fisse: fondo pensione all’8,80%, fondo credito allo 0,35% e opera di previdenza al 2,50%. Quest’ultima cambia natura a seconda che si abbia diritto al TFS o al TFR. A queste si aggiunge un 1% in più sulla parte di stipendio che supera i 4.685 euro al mese.
Sono anche le ritenute che fanno scendere l’IRPEF. Come spiega la guida NoiPA alla consultazione del cedolino, l’imposta si calcola sull’imponibile fiscale al netto delle ritenute previdenziali: ogni euro versato per la pensione è un euro su cui non si pagano tasse.
Dove si trovano nel cedolino
Nella prima pagina del cedolino, fra i dati riepilogativi, le ritenute sono divise in tre gruppi: previdenziali, fiscali e altre. Il dettaglio voce per voce sta nella seconda pagina, nella sezione “Ritenute – Previdenziali”: per ciascuna voce compaiono l’imponibile, l’aliquota e l’importo trattenuto.
Prima di leggere le cifre conviene guardare la posizione giuridico economica nell’area informativa in alto. Lì si trovano due dati che decidono quali ritenute si applicano: la tipologia di liquidazione spettante (TFS o TFR) e la cassa previdenziale di iscrizione. Per la lettura completa delle due pagine c’è la guida su come si legge il cedolino NoiPA.
Le tre ritenute, una per una
| Voce | A carico del dipendente | A che cosa serve |
|---|---|---|
| Fondo pensione | 8,80% | Contributi per la pensione |
| Fondo credito | 0,35% | Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali: prestiti, mutui, borse di studio, soggiorni |
| Opera di previdenza (op.prev./tfr) | 2,50% per chi è in TFS; riduzione figurativa del 2,50% per chi è in TFR | Trattamento di fine servizio o di fine rapporto |
Fondo pensione, 8,80%. È la ritenuta più pesante e serve a finanziare la pensione. Il manuale NoiPA “Gestione della Previdenza e rapporto con gli Enti” la usa in tutti i suoi esempi di calcolo. Dal 2005 si applica anche ai compensi accessori, non solo allo stipendio fisso.
Fondo credito, 0,35%. Finanzia la Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dell’INPS. Secondo la scheda INPS sulle gestioni dei dipendenti pubblici, il contributo è lo 0,35% della retribuzione contributiva e pensionabile per chi è in servizio, e lo 0,15% della pensione lorda per i pensionati. È la ritenuta che dà accesso ai piccoli prestiti INPS, ai mutui e ai bandi per i figli, come le borse di studio e i master.
Opera di previdenza, 2,50%. È la voce che si capisce meno, perché funziona in due modi diversi.
TFS o TFR: perché la stessa voce cambia
Il contributo complessivo per la liquidazione è del 9,60% per il personale dello Stato. Chi ha il TFS e chi ha il TFR lo vede però in modo diverso nel cedolino. Il manuale NoiPA spiega che la ritenuta è stata trasformata nella voce “op.prev./tfr”, che si comporta così:
- Chi è in TFS, cioè assunto a tempo indeterminato prima del 2001: il dipendente paga il 2,50% e l’amministrazione il 7,10%.
- Chi è in TFR: il contributo a carico del lavoratore è stato soppresso, e il 9,60% lo versa tutto l’amministrazione. Però un decreto del 20 dicembre 1999 ha stabilito che lo stipendio di chi è in TFR sia ridotto di una ritenuta figurativa pari al vecchio contributo. In cedolino si vede come un abbattimento del 2,50% della base imponibile.
In pratica la differenza in busta paga è minima. Cambia la natura della voce: per chi è in TFS è un contributo che va alla liquidazione, per chi è in TFR è una riduzione dello stipendio prevista per legge.
Chi ha diritto al TFR? Secondo il manuale NoiPA, i dipendenti assunti a tempo indeterminato dopo il 1° gennaio 2001 e quelli assunti a tempo determinato dopo il 30 maggio 2000, quindi anche i supplenti. Gli altri restano in TFS, salvo che passino al TFR aderendo a un fondo pensione complementare. Il calcolo della liquidazione vera e propria è nella guida su TFS e TFR dei dipendenti pubblici.
L’1% in più oltre i 4.685 euro al mese
Chi ha stipendi alti trova una voce in più: “Addizionali L.438/92 Art 3-ter”. È un contributo pensionistico aggiuntivo dell’1%, a carico del dipendente, sulla parte di retribuzione che supera la prima fascia di retribuzione pensionabile.
La circolare INPS n. 6 del 30 gennaio 2026 fissa quella soglia, per il 2026, a 56.224 euro l’anno, cioè 4.685 euro al mese. Il calcolo è mensile: conta il singolo mese, non la media dell’anno. Per la maggior parte del personale della scuola questa voce non compare mai. Può comparire nei mesi con forti arretrati o con compensi accessori elevati.
Un esempio di calcolo
Un dipendente con un imponibile previdenziale di 2.000 euro in un mese vede trattenuti:
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Fondo pensione | 2.000 × 8,80% | 176,00 euro |
| Fondo credito | 2.000 × 0,35% | 7,00 euro |
| Totale | 183,00 euro |
A questo si aggiunge la voce opera di previdenza: per chi è in TFS una trattenuta del 2,50%, per chi è in TFR la riduzione figurativa della stessa misura. La base su cui si calcola la liquidazione non coincide sempre con l’imponibile del fondo pensione, quindi l’importo esatto va letto nella colonna “imponibile” della riga corrispondente.
Perché a febbraio arrivano trattenute in più
Una volta l’anno NoiPA fa il conguaglio previdenziale. Se i compensi accessori incassati nell’anno sono inferiori al 18% dello stipendio base, la legge impone di pagare fondo pensione e fondo credito anche su una quota figurativa che raggiunge quel 18%. Il manuale NoiPA mostra un esempio: la differenza viene recuperata in quattro rate da febbraio a maggio, con il codice 390 “Applicazione L. 335/95”. I codici dei conguagli previdenziali sono raccolti nella guida sul conguaglio IRPEF di febbraio.
Domande frequenti
Le ritenute previdenziali si possono recuperare?
No, non sono un anticipo d’imposta: sono contributi che finiscono nella posizione previdenziale. Tornano sotto forma di pensione, di liquidazione e, per il fondo credito, di accesso a prestiti e prestazioni sociali.
Perché i maestri hanno una voce in più?
Gli insegnanti di ruolo della scuola dell’infanzia e primaria sono iscritti anche all’Assistenza magistrale, l’ex ENAM, e il loro cedolino può riportare la relativa trattenuta.
Se ho un contratto a tempo determinato pago il 2,50%?
No. Chi è assunto a tempo determinato dopo il 30 maggio 2000 è in TFR: non paga il contributo, ma il suo stipendio ha la riduzione figurativa del 2,50%.